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opposizione-esecuzione

L’articolo 615 del codice di procedura civile disciplina l’opposizione all’esecuzione, uno stumento utilizzato dal debitore per potersi opporre a precetti o pignoramenti prima che venga avviata l’esecuzione forzata.

I motivi sui quali si basa la possibilità di fare opposizione da parte del debitore sono:
- motivi di rito: riguardano la contestazione della qualità del titolo esecutivo o dell’atto attraverso il quale si agisce (ad esempio l’inesistenza di sentenze di condanna che autorizzino l’esecuzione)
- motivi di merito: riguardano la contestazione dell’esistenza di alcun diritto sostanziale del creditore che autorizzi l’azione esecutoria.

La contestazione può essere di tipo attivo o passivo.
Contestazione attiva: quando il pignoramento ha riguardato beni che in principio dovevano essere esclusi, come il letto, il frigorifero, la fede nuziale, oggetti di culto.
Contestazione passiva: quando viene fatta opposizione all’esecuzione in via preventiva all’atto di citazione (art 163 cpc). Il giudice competente in questi casi può sospendere l’efficacia esecutiva del titolo attraverso un’ordinanza , oppure deposita un ricorso presso il giudice dell’esecuzione. Un’udienza di comparizione delle parti darà la possibilità di emettere un giudizio di merito e una sentenza.

L’esecuzione forzata è dunque quel procedimento che tende all’attuazione concreta del diritto di credito, cioè a realizzare il diritto di credito accertato in via cognitiva (attraverso un procedimento di cognizione) o altrimenti risultante da un titolo già di per se esecutivo. Ora, poichè il processo esecutivo si attiva unilateralmente per iniziativa del solo creditore allo scopo di favorirne la celerità, l’unico modo per il debitore di inserisi nel procedimento è l’opposizione all’esecuzione. Successivamente si apre un giudizio di cognizione (cioè un procedimento che ha finalità di accertamento) che ha ad oggetto l’esistenza o le modalità dell’esecuzione.

L’opposizione all’esecuzione è però autonoma dal processo esecutivo dal quale trae origine, perchè è proposta con un atto autonomo (mediante ricorso o mediante atto di citazione) e si svolge in modo del tutto separato rispetto al processo di esecuzione del quale - se del caso - può comportarne la sospensione. I soggetti legittimati a proporre l’opposizione sono :

- il debitore 

- il terzo assoggettato all’esecuzione

- il terzo che non è assoggettato all’esecuzione ma che vanta sui beni del debitore sottoposto ad esecuzione un diritto reale o addirittura un diritto di proprietà (opposizione di terzo ex art.619 c.p.c).

Si può proporre opposizione al precetto (cioè l’atto che precede l’esecuzione forzata, notificato al debitore a cura dell’ufficiale giudiziario) mediante atto di citazione a comparire davanti al giudice competente prima che l'esecuzione abbia inizio. Con tale tipo di opposizione detta appunto preventiva si va a contestare il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata. Il giudice su istanza di parte (di colui che ha proposto l’opposizione) può sospendere l’efficacia esecutiva del titolo ma  questa deve addurre gravi motivi che facciano emergere il rischio di essere sottoposti ad una esecuzione ingiusta.

Nell’ipotesi in cui l’esecuzione sia già iniziata - quindi dopo il pignoramento - con l’opposizione si contesta la pignorabilità dei beni e si propone mediante ricorso al giudice dell’esecuzione stessa (il giudice in questo caso è la stessa persona fisica che ha sancito l’esecuzione). Il giudice fissa l’udienza ed il termine per la notificazione del decreto di comparizione al creditore opposto.

A seguito della riforma del 2009 il giudizio di opposizione si conclude con una sentenza che è appellabile secondo le regole generali, differentemente da quanto disponeva il vecchio testo dell’articolo 616 c.p.c., secondo cui la causa era decisa con sentenza non impugnabile.

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