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accordo-bonario

I contratti pubblici disciplinano la transazione e l’accordo bonario con gli articoli 239 e 240 del decreto legislativo 163/2006.
Al fine di effettuare un confronto tra i due istituti, si analizzeranno le caratteristiche, i tratti analoghi e quelli distintivi di ognuno.

La transazione

La prima norma del Codice dei Contratti Pubblici in tema di contenzioso disciplina la transazione nei contratti. L’istituto della transazione nasce per concedere il diritto o la facoltà a chi sottoscrive un contratto per servizi, forniture pubbliche e altri lavori, di raggiungere un accordo qualora nascesse una controversia tra le parti.
Le radici di tale istituto sono individuabili nell’articolo 1965 del codice civile, dove la transazione viene definita come “il contratto con il quale le parti giungono ad un accordo a seguito di una lite che può sorgere tra loro”.
La transazione può avere valore “conservativo”, se mira a modificare soltanto alcune parti dell’accordo, oppure “novativo” se intende rielaborare tutte le caratteristiche dell’accordo preesistente.

L’accordo bonario

L’istituto dell’accordo bonario è disciplinato dall’articolo 240 del decreto legislativo 163/2006 al fine di evitare un contenzioso che possa nascere tra le parti in tema di appalti pubblici di lavori, ed anche per tutti i servizi e forniture.
La norma dell accordo bonario può trovare applicazione per:
- enti pubblici ed economici
- amministrazioni dello Stato
- concessionari di lavori pubblici, servizi e forniture
- società a capitale pubblico che si occupano di produzione di beni e servizi.

Dati questi presupposti, l’istituto presenta le seguenti caratteristiche:
- può essere attivato quando l’ammontare delle riserve supera il 10% del valore del contratto;
- ha carattere obbligatorio rispetto all’eventuale avvio di giudizio arbitrale o ordinario;
- nasce dalla volontà delle parti e si concretizza con una comunicazione alla controparte di determinazioni positive in merito alla proposta formulata dalla commissione;
- prevede la necessità di presentare delle riserve, ossia annotazioni sul registro della contabilità per pretese di tipo patrimoniale al fine di giungere ad un’esatta quantificazione del compenso dovuto (tali riserve devono essere comunicate al direttore dei lavori attraverso una relazione riservata al responsabile di procedimento, che valuterà l’ipotesi di accettare o rigettare le riserve).

Confronto tra i due istituti

Come già precisato, gli istituti di transazione e accordo bonario sono disciplinati dal decreto legislativo 163/2006, negli articoli 239 e 240. A differenza della transazione, oggetto di numerose dispute, l’accordo bonario era già stato disciplinato dalla legge Merloni (in merito ad appalti pubblici di lavori). 

Inoltre, l’accordo bonario ha come oggetto finale la stipula di un contratto.
Mentre la transazione è uno strumento facoltativo di risoluzione delle controversie, l’accordo bonario è un’azione necessaria all’instaurazione di un successivo giudizio. Inoltre, per utilizzare l’accordo bonario è necessario che si verifichino determinati presupposti (ad esempio che le contestazioni non siano inferiori di almeno il 10% del valore dell’appalto), nel caso della transazione, l’appaltatore ha un margine più ampio di azione.
E’ verosimile sostenere, dunque, che la transazione possa essere attivata per tutti quei casi per cui sia impossibile procedere con accordo bonario per ottenere una definizioine stragiudiziale della controversia.

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