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crisi-indebitamento

La disciplina sulla composizione delle crisi da indebitamento è stata introdotta dal decreto legislativo 22 dicembre 2011 nr. 212. Tale disciplina concerne sia le famiglie che gli enti collettivi, e prevede dei precisi accordi di ristrutturazione del debito.
Attualmente, la composizione delle crisi da indebitamento è disciplinata dalla legge 3/2012, entrata in vigore nel febbraio 2012.
La procedura consiste nella stipula di un accordo tra debitore e creditori allo scopo di trovare una soluzione alle situazioni di sovraindebitamento non assoggettabili alle procedure concorsuali in corso. L’articolo 6, al comma 2 afferma che il sovraindebitamento è una condizione di squilibrio duraturo tra le obbligazioni acquisite e il patrimonio disponibile per liquidare tali obbligazioni, da cui consegue l’impossibilità per il debitore di far fronte al pagamento delle obbligazioni.


Per poter attivare la procedura prevista dall’articolo 6, è necessario che:
1) il debitore non sia soggetto o assoggettabile al fallimento, come dall’art.1 della legge fallimentare: in altre parole, il debitore non può essere un imprenditore.
Nel caso in cui invece il debitore risulti a capo di un’attività imprenditoriale, è indispensabile che sia in possesso dei seguenti requisiti:

  •  aver avuto un attivo patrimoniale non superiore ai trecentomila euro annui nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza fallimentare;
  • aver maturato ricavi lordi non superiori ai duecentomila euro annui nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento;
  • aver maturato debiti per un ammontare non superiore a cinquecentomila euro.

2) il debitore non abbia avuto accesso già nei tre anni precedenti, alla procedura di composizione della crisi.

Con la legge 3/2012, a differenza del passato, in cui per poter avviare la procedura si esigeva la qualifica di famiglia o ente collettivo non assoggettabili a fallimento, ogni persona fisica, giuridica o ente ha il diritto di procedere alla composizione della crisi.
In questo modo si è esteso un ausilio al sovraindebitamento a tutte le categorie sociali: lavoratori, professionisti e anche soggetti che non svolgono alcuna attività lavorativa.

Per quanto riguarda le capacità negoziali del debitore che fa riferimento alla procedura di composizione del debito, non sono citate disposizioni analoghe a quelle della legge fallimentare agli articoli 35, 42 e 44, i quali definiscono la cessazione da parte del debitore fallito, di ogni diritto sul proprio patrimonio, con la conseguenza della perdita di autonomia nell’amministrazione dei propri beni e con la perdita di ogni capacità negoziale.

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